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Detta anche Jack. Insolito, ma vero.
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lunedì 6 agosto 2012

Club Free. Please.


Qui non c'è spazio per chi sia o si ritenga perfetto, qui c'è spazio solo per chi è pronto a ridere della propria imperfezione. Per chi riesce a superare la consapevolezza di tutte le proprie mancanze per viversi con uno slancio che vada oltre le cose perfette da dire e da fare.

Se c'è qualcosa che profondamente mi disturba, allora sono i maniaci della perfezione, non quelli delle forme e delle visioni, che splendide incantano e ispirano anche me. Parlo di quelli del "perfezionismo arido", che non conosce sorpresa e non vuole confronto. Che non è pronto a guardare a ciò che non è atteso nè tantomeno a quanto non compreso.
La scusa, banale e sempre uguale, non può che essere la linea di ciò che è ritenuto all'altezza e di ciò che non lo è.

Nell'imperfezione e nell'errore, c'è ogni possibilità di slancio e di rivincita, di affermazione e di espressione.  

E quanto più mi infastidisce è che tanti, troppi di quelli che si dicono aperti ad una visione libera, si rivelino in realtà prigionieri di una propria filosofia d'esistenza che non ammette diversità, e ancora di più che non crede di poter imparare mai nulla da chi non è incluso nel cerchio perfetto dei nomi "in".

Mi sfiniscono i giri e i club di personalità esclusive ed autoreferenziali che non sanno far altro che parlar di se stessi o di quanto sia più o meno difficile rapportarsi ad un mondo "misero".

Prudo di fronte a chi non riesce a ridere gustosamente delle piccole o grandi gaffe quotidiane, delle cadute dal tacco, della pioggia presa in pieno, della parola giusta detta nel momento sbagliato, o della parola sbagliata detta nel momento giusto.

Img © Francesca Romana Smirne - "Fuck u" -


Non tollero chi non è disposto a chiedere, a fare alcuna domanda per capire chi c'è dall'altra parte dell'inquadratura. Che poi si sa, non dobbiamo certo essere tutti amici, ma la tessera del club dei "giusti" o dei "perfetti" o meglio ancora, degli "sbagliati e per tanto migliori", non può che farmi un'incredibile tristezza.


La bellezza si rivela in ogni angolo di normalità, se siamo troppo presi da noi stessi per coglierla, allora magari il problema è anche in noi.

sabato 11 febbraio 2012

Donne: un universo ancora sconosciuto? (2)

Quanto saranno mai complicate le donne?
Ok, signori miei, riprendo velocemente la questione per cui alcuni ostacoli legati alla gestione dell'universo femminile sono facilmente driblabili, a discapito delle apparenze.

Sarò breve e concisa.

Se siete con una donna in una circostanza più o meno romantica, la città è ricoperta da uno spesso manto innevato, parlate di cose interessanti e vi guardate intensamente negli occhi, una cosa da non dire MAI (e con MAI intendo proprio proprio MAI) è:

"Tu sei una di quelle 4/5 in gamba" o simili....


Il concetto è semplice e basilare: La donna è unica (una e trina).

Associatela ad un'altra qualunque donna che in quel momento fa parte della vostra sfera di interesse e avrete interrotto la magia e tutto quanto possibile in men che non si dica.

Le regole fondamentali sono poche, e neanche troppo difficili. Please!


giovedì 10 giugno 2010

Chi Io?? Io non ho detto niente!

Oggi è successo qualcosa, ma non lo so se ve lo posso dire.. o forse si, ma non credo di potervi dire quello che penso al riguardo.

Forse qualcosina, senza entrare nei dettagli ... pensandoci credo di non potervi dire assolutamente niente di ciò che penso!

Pensa te che criminale che sono, mi faccio venire idee brillanti tipo quella di dire la mia!!! Tranquilli, domani mi passa ... il tempo di abituarsi!

mercoledì 26 maggio 2010

LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE

Negli ultimi giorni sono continuamente di corsa, ma certi pensieri non smettono mai di ronzare nella testa.
E' arrivato il giorno dell'anniversario della morte di Giovanni Falcone e mi sono fatta delle domande: quanta strada è stata fatta da allora? Tutto il percorso di quest'uomo cosa ha insegnato all'Italia, ci sono ancora compromessi a cui siamo disposti a cedere?
Poi è arrivato il brevissimo ringraziamento di Elio Germano al Festival di Cannes che per un breve momento è riuscito a rappresentre un'Italia diversa dalla solita. Elio ha proprio la faccia del bravo ragazzo italiano, di uno di quelli "normali" intendo, che continua tutti i giorni a perservare, che fa quello che deve, insomma uno di quelli che ci mette la faccia e ha il coraggio di dire le cose che pensa. Oltretutto lo fa con una semplicità sorprendente e quasi etusiasmante.
Sarà che ci stiamo abituando alle cose troppo gonfiate? Sarà che ormai siamo abituati a sentire troppe parole, discorsi contorti, molto spesso inconcludenti se non addirittura vuoti. E facendo il punto della situazione quasi divento sospettosa ... pare che noi italiani siamo affetti da una strana patologia: non amiamo essere messi in discussione, ci arrocchiamo alle nostre scelte e difendiamo quello che tendiamo a preferire perchè "non possiamo ammettere di non aver avuto ragione". Perchè l'unica cosa che ci interessa è difendere la "parte che noi abbiamo scelto". Eppure così facendo si rischia di perdere di vista la sostanza per rimanere impigliati nella forma.

Tutto quello che ci gira intorno credo sia vano ormai, il punto è questo ... gli italiani non hanno voglia di pretendere per la fiducia che offrono, preferiscono giustificare le loro scelte piuttosto che chiedere di più e meglio in funzione di qualcosa che dovrebbe essergli dovuta.
Gli italiani preferiscono nascondersi dietro una bandiera e trovare qualcun altro su cui puntare il dito perchè quando si ha qualcuno da accusare di qualcosa ci si sente più leggeri ... e si distrae il pubblico.
Se tutto questo sia a discapito degli italiani stessi.. non importa a nessuno! L'importante è rimanere ben coperti dietro la propria bandiera e difenderne il valore come fosse lo stemma di un nobile casato, anche quando siamo costretti a servirci delle briciole.

Non c'è bandiera che tenga, non c'è colore che valga il volto di qualcuno con cui si può condividere un'idea, con il coraggio e la semplicità di aprirsi a chiunque altro possa meritare ciò che speriamo per noi stessi. Non c'è possibilità migliore che ASCOLTARE, cercare di attribuire valore alle persone per le idee che esprimono, per il coraggio di tentare e la lealtà di guardare al proprio percorso in modo trasparente.
Pare che in Italia pochi ne siano ancora capaci, ognuno ha un'accusa pronta per l'altro, ma nessuno è disposto ad ascoltare.

Stamattina mi sono ritornati alla mente i versi di una bellissima canzone di Gaber che dice così:
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Ho ricordato lunghe chiacchierate fatte con tanti che non la pensavano come me, il piacere di trovare un luogo di confronto, il gusto vivo che mi da ragionare su qualcosa, dire la mia per aspettare che l'altro dica. Imparare qualcosa di nuovo, cambiare eventualmente opinione.

Partecipare è una grande possibilità, è l'unica vera possibilità che ci rende liberi. Non lasciate mai che qualcuno vi dica chi sono i buoni e chi i cattivi, chi vale la pena di ascoltare e chi no. Non lasciate mai che dei volti siano appiattiti nel colore di una bandiera, abbiate il piacere di condividere le vostre idee. Non abbiate paura di essere contraddetti, ma piuttosto provate a godere del piacere di poter cambiare opinione qualche volta, aiuta a crescere. Non lasciate che qualcuno che non siate voi vi dica su chi puntare il dito e chi benedire. Siate pronti a partecipare, tutti i giorni, a mettervi in discussione... non c'è nulla da perdere!
Solo tanto rispetto da guadagnare prima di tutto verso se stessi.